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Sotto la falce di Jesmyn Ward

Sotto la falce di Jesmyn WardDopo quasi un anno dall’uscita e dalla lettura di questo libro, eccomi qui a tentare di dare una forma a tutto ciò che Sotto la falce mi ha lasciato, alla portata e all’imponenza di una storia tanto intima e dolorosa.

È rimasto lì a sedimentare, e io immobile a guardarlo e ad aspettare il mio momento giusto per le parole.

Se c’è qualcuno che mi ha sempre trasmesso un forte senso di appartenenza alla terra, di ancoraggio alle proprie radici e di forza necessaria per liberarsene, di amore sconfinato che sa di dolore, sofferenza, sudore e polvere è sicuramente Jesmyn Ward che con la Trilogia di Bois Sauvage (Salvare le ossaCanta, spirito, cantaLa linea del sangue) ha scolpito pagine indimenticabili, portandoci sul delta del Mississippi, nella Fossa, nel bayou, dove il destino di ciascuna vita è strettamente legato, il più delle volte prigioniero, al luogo in cui si nasce, al sangue che ci scorre nelle vene, al vincolo indissolubile fatto di amore e violenza che luoghi e sangue intessono e dal quale non c’è via di fuga se non mettendo in atto una forza che richiede dosi disumane di coraggio e determinazione.

Sotto la falce è un memoir, il tentativo di combattere un dolore irreparabile e di trovare un senso a tutto ciò che ha portato a quel dolore.

Jesmyn Ward racconta, partendo a ritroso, la morte violenta, per overdose, incidenti causati dall’alcol, omicidio, suicidio, che dal 2000 al 2004 le ha portato via cinque persone care, tra cui suo fratello Joshua, il primo fra tutti.

Racconta le origini, i legami e l’amore che tengono in piedi una comunità, il razzismo che tutto pervade e soffoca, la mancanza di istruzione, la disoccupazione, la povertà, la facilità di scivolare in un baratro sempre più buio, la determinazione di un destino difficilmente evitabile.

Lo fa con una voce forte e chiara, senza pietà e senza pietismo.

È un racconto che diventa denuncia, storia universale, strada su cui imparare che l’amore per le proprie radici è, sì, un vincolo imprescindibile, ma che si può anche cercare di trovare la forza per liberarsene, che attraversare un dolore inconcepibile restituendo ai propri cari la voce che in vita gli è stata negata è un modo per vincere quello stesso dolore.

Il potere della parola attraverso la scrittura è qualcosa che, a mio avviso, Jesmyn Ward incarna alla perfezione.

Il suo stile segue sempre una linea ben definita. Non c’è mai troppo o troppo poco nelle sue pagine, e il risultato è ogni volta imponente.

Il libro si chiude con un’appendice, Il mio cuore in briciole, in cui la Ward ci regala ancora qualcosa di davvero intimo e personale: la sua tragica esperienza durante la pandemia, che l’ha vita inerme di fronte alla scomparsa dell’amato marito, morto di Covid quando ancora non sapevamo bene cosa il Covid fosse (di nuovo una storia universale), i suoi giorni di completo isolamento tra un lutto da affrontare e l’esplosione del movimento Black Lives Matter e di tutti quei volti e quei nomi che ha portato con sé dopo la tragedia di George Floyd.

“Non riesco a respirare.”

SOTTO LA FALCE – JESMYN WARD

NNEditore

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

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