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Punto di fuga di Mikhail Shishkin

Punto di fuga di Mikhail ShishkinQuando 21lettere mi ha scritto, proponendomi la lettura di questo romanzo, mi sono chiesta “che cosa conosco, io, della letteratura russa?”.

Quello che ho studiato a scuola, certo, quindi una conoscenza antologica che, a quel tempo, sapeva tanto di obbligo e noia, e quello che, dopo, per scelta personale, ho potuto e voluto approfondire. Qualcosa di Gogol’ e Čechov, un po’ di Dostoevskij, ma mai abbastanza, Guerra e Pace e Anna Karenina di Tolstoj, odiati e poi amati, Il dottor Živago di Pasternak, il mio adorato Il maestro e Margherita di Bulgakov, Lolita di Nabokov, e poco, pochissimo, altro.

Una goccia in un oceano.

Ma è quella goccia la responsabile dell’enorme fascino che quel mondo esercita su di me e che mi meraviglia, ogni volta, per come sa raccontarmi la vita.

Punto di fuga, di Mikhail Shishkin, nasce nel 2010 e vince, nello stesso anno, il Big Book Prize.

È un romanzo epistolare. I protagonisti, Voloden’ka e Sašen’ka, sono due giovani innamorati e la loro appassionata corrispondenza copre gli anni in cui sono stati separati dalla guerra.

Voloden’ka, arruolatosi volontario in quella che è conosciuta come guerra dei Boxer, che coinvolse la Cina e diversi eserciti internazionali, tra cui quello russo, tra la fine del 1899 e gli inizi del 1900, racconta alla sua amata tutto quello che vive, vede e percepisce ogni giorno, i più crudi e desolanti dettagli della vita al fronte, senza stancarsi mai di rinnovarle il suo immenso amore e il grande desiderio di tornare al più presto da lei.

Sašen’ka, rimasta sola in una piccola cittadina di provincia, racconta a sua volta all’amato il monotono scorrere delle sue giornate e non manca, anche lei, di rinnovare, ogni volta, i suoi sentimenti e la voglia di tornare ad essere di nuovo insieme.

Ma quella che potrebbe sembrare una semplice corrispondenza d’amore tra due cuori lontani, si rivela essere, man mano che si procede, una profonda analisi esistenziale.

E qui, di nuovo, ecco che la letteratura russa arriva a raccontarci la vita.

Voloden’ka, testimone degli orrori della guerra, è ossessionato dall’idea della morte, per la quale cerca in tutti i modi di trovare un senso universale che possa permettergli di arrivare a una qualunque forma di accettazione. Si aggrappa alle parole, ne cerca i più profondi significati, ripercorre la sua vita, il rapporto con la famiglia, e arriva a una sorta di comprensione dei gesti, delle scelte, degli errori e della mancanze che fino ad allora non era riuscito a contemplare.

Sašen’ka, alle prese con le aspettative di una giovane donna che tenta di trovare il suo posto nel mondo, rievoca le immagini della sua infanzia, addentrandosi sempre più in una profonda analisi della sua relazione con la madre e con il padre, con il lavoro, le amicizie, i figli mancati e gli amori sbagliati, mostrandoci tutta la sua inadeguatezza, che sfocia in una costante lotta con il suo doppio, una gemella inventata, più forte, coraggiosa e cattiva.

Non sappiamo mai se le lunghe lettere che i due si scrivono siano sempre giunte a destinazioni o rimaste sospese chissà dove, ma il fulcro di questo meraviglioso e tormentato romanzo è sicuramente concentrato nella potenza della parola, in questo caso della parola scritta, nel significato e nel valore che la parola scritta può assumere nella mente di chi ha a cuore la tua esistenza.

Tutto quello che Mikhail Shishkin ci racconta, attraverso i suoi personaggi, in Punto di fuga, diventa reale, vivo e concreto sotto i nostri occhi, finendo inevitabilmente per coinvolgerci e appassionarci, pagina dopo pagina.

PUNTO DI FUGA – MIKHAIL SHISHKIN

21lettere

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

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