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Tokyo – Stazione Ueno di Yu Miri

Tokyo - Stazione Ueno di Yu Miri

In tutte le grandi metropoli, sfarzose e scintillanti nell’immaginario collettivo, c’è una parte di vita che non si vede, perché il più delle volte non la vogliamo vedere, giriamo gli occhi altrove, assolvendoci con quell’impotenza che ci fa giustificare tutto, è il ritratto di coloro che non ce l’hanno fatta e sono rimasti ai margini, schiacciati da un destino sul quale niente ha potuto, nemmeno i sacrifici più grandi.

È la storia che ci racconta Kazu, con la sua voce, i suoi occhi e i suoi ricordi di fantasma.

A Tokyo, nei pressi della stazione Ueno, all’interno dell’omonimo Parco, numerosi senza tetto si accampano in tende di fortuna, con pochi preziosi averi raccolti in un sacchetto, e cercano in qualche modo di andare avanti, tirare sera e poi mattina, in una vita che li ha esclusi, relegati sul quel gradino che è il più basso, stretto e scivoloso della scala sociale.

Dopo una vita trascorsa a fare i più faticosi e mal pagati lavori per mantenere la famiglia, una moglie e due figli con cui non ha mai vissuto veramente, sempre lontano per guadagnare qualcosa, e dopo aver perso praticamente tutto, Kazu decide che non può più reggere la fatica di non avercela fatta, lascia la casa nella quale è ormai rimasto solo con la nipote e parte alla volta di Tokyo, dove spera di poter trovare qualcosa per ricominciare e finisce per unirsi alla folla dei senza tetto che abitano nel Parco di Ueno.

La storia che Kazu ci racconta parte dalle origini, dalla sua nascita in una famiglia numerosa, dalle prime difficoltà che ha dovuto affrontare nel prendersi cura della vita dei fratelli, più piccoli di lui, al matrimonio con Setsuko, alla nascita dei suoi figli, a tutti i lavori che ha dovuto fare per garantire sempre qualcosa da mangiare, lavori che lo hanno portato a vivere a lungo lontano dalla famiglia e a perdersi tutti quei momenti e quelle tappe importanti della vita dei suoi figli, che nessuno mai potrà restituirgli.

E la sua storia personale si intreccia inevitabilmente con quella di una società piena di contraddizioni.

Attraverso i suoi ricordi conosciamo bene i due lati della stessa medaglia, lo splendore di un paese ricco di tradizioni e di una cultura che lascia senza fiato, vediamo la bellezza della via dei ciliegi, e della città tutta, ascoltiamo i dialoghi dei passanti, comparse disinteressate alla vita che scorre ai margini, ripercorriamo la storia, quella dello tsunami e del disastro di Fukushima e quella del fermento che si percepisce alla vigilia delle Olimpiadi, ascoltiamo le voci dei suoi simili, compagni di quell’ultimo viaggio, e conosciamo anche le difficoltà, la fatica nel rimanere a galla, i sacrifici e il lavoro umiliante, l’ironia di un destino che ha fatto nascere suo figlio lo stesso giorno in cui è nato il figlio dell’Imperatore, anche se questo non è stato assolutamente di buon auspicio, e osserviamo, testimoni impotenti, a quell’ipocrisia che, attraverso un avviso stampato, invita gli ultimi a sgomberare l’area occupata ogniqualvolta è in programma un evento mediatico o il passaggio della Famiglia Imperiale.

Tokyo – Stazione Ueno, di Yu Miri, attraverso la delicatezza di un protagonista a cui non si può fare altro che volere bene, muove una pesante critica all’ipocrisia della società nipponica, dove l’apparenza, spesso, prende il sopravvento sulla vita vera.

TOKYO – STAZIONE UENO – YU MIRI

21lettere

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

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