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La vergogna di Annie Ernaux

La vergogna di Annie ErnauxMio padre ha voluto uccidere mia madre una domenica di giugno, nel primo pomeriggio.

L’evento che ha segnato una linea di confine nella vita di Annie nel 1952.

Il confine per sempre presente tra ciò che lei e la sua famiglia erano stati prima e ciò che non sarebbero più stati.

L’inizio di quella vergogna che altro non è che ripetizione e accumulo.

Nella vergogna c’è questo: la sensazione che possa accaderci qualsiasi cosa, che non ci sia scampo, che alla vergogna possa seguire soltanto una vergogna ancora maggiore.

La presa di coscienza definitiva e la consapevolezza di appartenente alla parte sbagliata della società.

Ripercorrendo i ricordi e facendo l’inventario delle cose che si potevano e non si potevano dire, di quelle che si potevano e non si potevano fare, di tutte quelle norme che dettavano i rigidi confini del comportamento proprio e collettivo, Annie Ernaux delinea marcatamente i contorni del mondo nel quale era immersa.

La familiarità dei luoghi di provincia, quelli del qui da noi, rispetto all’incertezza che provoca il mondo oltre i propri confini, la grande città, il da quelle parti là. Elencarne le caratteristiche delle strade, delle case e della gente che vi abita rende leggibile la gerarchia sociale che racchiudevano.

La buona educazione, valore dominante di una società basata sul cosa penseranno di noi?

La scuola privata, l’istituto che permea la sua vita più di ogni altra cosa dettando regole, i codici severi della religione cattolica, alle quali è impossibile sottrarsi, nell’imperativo categorico del vivere sempre in stato di grazia.

La scansione del tempo basata su quella del Vangelo e del messale: Avvento, Natale, Candelora, Quaresima, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, e così via, un susseguirsi di momenti che si ripetono anno dopo anno, sempre uguali.

La scena di quelle domenica pomeriggio, quella in cui suo padre ha voluto uccidere sua madre, quella che ha imposto un netto spartiacque tra il prima e il dopo, non ha alcuno spazio in quel mondo. In quel mondo lì, una scena così non la si poteva raccontare a nessuno.

Tutto ciò che avviene dopo, la morte della nonna, una lite tra famigliari davanti agli occhi del paese, un viaggio a Lourdes quasi umiliante per la sensazione di completa estraneità rispetto ad un mondo fatto di clientela elegante, lavandini con l’acqua calda e ragazze che, al ristorante, chiacchieravano amabilmente insieme al padre, non fa altro che confermare il suo sentimento di vergogna, la verità ultima, ciò che unisce la Annie dodicenne del 1952 a quella che sta scrivendo.

Ormai non somigliavo più alle altre ragazzine della classe. Avevo visto ciò che non andava visto. Sapevo quello che, nell’innocenza sociale della scuola privata, non avrei dovuto sapere e che mi situava in maniera indefinibile assieme a quanti, per la loro violenza, il loro alcolismo, la loro follia, alimentavano racconti che si concludevano sempre con ‘mette sempre tristezza vedere queste cose’.

Quell’estate, tutto ciò che accadde in seguito è ai mie occhi la conferma della nostra indegnità, ‘nessun altro è fatto come noi‘.

La vergogna è una lucida, spietata e distaccata messa a fuoco, come Annie Ernaux sa magistralmente fare, di quella terrificante fase della vita che segna l’ingresso nel mondo degli adulti; la caduta dell’impalcatura che reggeva la farsa; la conquista di una consapevolezza spaventosa.

LA VERGOGNA – ANNIE ERNAUX

L’ORMA EDITORE
TRADUZIONE DI: Lorenzo Flabbi
PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

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